La finestra è sempre la stessa ma il cielo è sempre diverso
Ho sempre contestato la tesi secondo la quale una delle prerogative della fotografia sia quella di freddare attraverso l’obiettivo la realtà circostante. Immaginiamo la macchina fotografica come una finestra: da una parte noi, dall’altra l’orizzonte, quello prossimo, quello remoto e quello d’insieme. Scattando la foto generiamo l’evento di interazione fra noi e il luogo-momento esterno, una specie di spazio-tempo dinamico per sua natura. Lo scatto ne coglie non la sua fissità ma il suo cambiamento. Nelle foto di sopra lo sguardo attraverso la finestra è testimone di volta in volta della dinamica turbolenza del cielo. Non è possibile intravedere lo stesso cielo in due momenti diversi, per quanto vicini siano, a meno che non imbrogliamo.


L’orizzonte esiste sempre, anche quando non si vede.

A volte per distinguere il cielo dalla terra o dal suo riflesso bisogna evidenziare l’orizzonte . Succede così che, cercandolo, allo sguardo capita di incontrare il soggetto e il fotografo diventa più consapevole del proprio punto di vista.

Mi piace osservare il cielo nuvoloso circoscritto dall’orizzonte dal quale emergono o dietro il quale scompaiono le nuvole. Quando capita mi lascio tentare dall’interpretare la linea di separazione fra cielo e terra come entità creatrice e distruttrice di eventi. Se inoltre accade alle nuvole di rispecchiarsi sulla superficie dell’acqua posso immaginare che il piano liquido e riflettente sia una grande lastra fotografica che imprigiona il cielo congelando le turbolenze. Ma mi basta chiudere gli occhi per pochi secondi e riaprirli per rendermi conto di nuovo che è impossibile fermare il cielo o imbrigliare le nuvole.

E pur si muove
Il cielo , anche se assolutamente sereno, non nasconde la sua costante tensione al mutamento, non fosse altro che per il continuo cambiamento di colore con l’avanzare della giornata. L’acqua anche da immota non riesce a celare del tutto la sua irrequietezza che si manifesta nel costante vibrare della sua superficie, una specie di brivido che la fa sembrare sensibile. E infine l’orizzonte, elemento di unione e separazione, rappresenta la cerniera intorno alla quale ruotano diverse visioni della realtà ognuna portatrice della propria propensione al cambiamento.
Si avvicina il temporale, Sembra direttamente generato dal profilo delle dune della spiaggia. l’orizzonte è vicino ma ingannevole. Se cerchi di scavalcarlo ti accorgi che dietro di lui ce n’è un’altro. La strada, la pineta, la città…E poi una altro ancora.




