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In origine era il caos. E tutt’ora lo è, nei vari contenitori e cassetti dove “conservo” le mie fotografie. Per questa ragione proverò a realizzare, senza esagerato rigore cronologico e formale ma piuttosto liberamente, un tessuto di nessi fra i soggetti delle mie fotografie per renderle intellegibili.

Inizio proponendo le fotografie scattate a partire dai primi anni del 2000, quelle riprese col telefonino per intenderci.


La rappresentazione della realtà circostante, quella che si manifesta all’interno del perimetro dei nostri sensi, è un mosaico estremamente complesso che a ciascuno di noi il più delle volte appare coerente in tutte le sue parti. Immaginiamo, un pò ingenuamente, che ognuno di noi nasca con in dotazione un baule di tessere assortite e che le usi a propria discrezione per realizzare il personale mosaico della realtà in relazione agli stimoli che da essa riceve. Crescendo e conoscendo, tante tessere collochiamo a rappresentazione del “nostro mondo reale” e altrettante ne aggiungiamo al baule in attesa di posizionarle per ampliarne la descrizione. Detta così, la “nostra” realtà percepita sarà diversa da quella degli “altri” e se da una parte sono interessato a conoscere e sperimentare il punto di vista e i processi assemblativi di tutti, dall’altra desidero mostrare a chi fosse interessato il mosaico personale che in qualche modo mi rappresenta. Inizio rovistando nel baule delle tessere.

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Il passo successivo sarà un salto indietro nel tempo per presentare le fotografie da me scattate nel corso degli anni ’70



In prefazione alla sezione che dedico agli anni ’70 è opportuna una breve nota sugli aspetti tecnici del fotografare e del gestire le fotografie che adottavo in quel periodo. Premetto che in quegli anni le mie preferenze andavano per la fotografia in bianco e nero e per il fai da te estremo. Da ragazzo, prima dei vent’anni, avevo una reflex russa, di quelle con gli obbiettivi a vite, il famoso passo 42, spartana ma di grande soddisfazione ( bastava aggiungere un tubo per fotografare macro). Una rete mistica di bancarelle conosciute da pochissimi e protette dall’ente per il contrabbando proletario fornivano accessori a prezzi sostenibili, comunque esosi per me. Ciononostante col tempo ero riuscito ad attrezzarmi in maniera ragguardevole: esposimetri, cavalletto, ottiche lunghe e corte, filtri, anelli per invertire, bobinatori per pellicola, ingranditore e una camera oscura ben dotata.

Con gli anni subentrò anche una macchina fotografica più performante, semiautomatica, anche se la vecchia Zenit non finì mai in cantina. In tutti i modi quella opulenza mi fu fatale perché mi indusse a credere di poter fare tutto da me nella gestione della pellicola. Forse la convinzione di poter risparmiare sui prodotti per lo sviluppo mi portò a sbagliare sistematicamente per difetto il trattamento di fissaggio della pellicola sviluppata. In conclusione, oggi mi trovo con quasi tutta la mia pellicola in bianco e nero trasparente e quindi irrecuperabile. Qualcuno mi dice che questa è la sanzione per l’eccesso di autostima. A ciò aggiungo che fare fotografia è un’ottima scuola di umiltà.


Per questa ragione il materiale presente nella sezione “Anni70” proviene prevalentemente da diapositive a colori digitalizzate.

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